Blog: http://Soqquadro_.ilcannocchiale.it

.

 Dio e Allah monopolizzano i fanatici, malcontento fra le divinità minori

Il dio Osiride: «C'è mica qualcuno disposto ad ammazzare nel mio nome?»
Osiride
MONTE OLIMPO. Una tradizione gloriosa, un culto fiorente, templi grandiosi, e spesso un aspetto molto più seducente e pittoresco dei loro colleghi più famosi: eppure per loro nessuno si disturba a uccidere una cimice, e quanto a suicidarsi, nemmeno a parlarne. I fiumi di sangue si versano solo per quei tre: Jahvè, Dio e Allah. E nei pantheon delle divinità meno appetite dai fanatici serpeggia l'avvilimento. «L'integralismo, nel nostro giro, ha sempre rappresentato uno status symbol - osserva uno sconfortato Zeus -. Se non hai qualcuno disposto a massacrare i propri simili su tua ispirazione perdi qualsiasi credibilità. Io e i miei figli Apollo, Artemide e Atena ne sappiamo qualcosa. Ma forse la colpa è nostra. Non abbiamo saputo educare a dovere i credenti, gli abbiamo insegnato ad amare troppo questo mondo, senza inculcargli un po' di spirito di sacrificio. E niente paradisi goduriosi pieni di belle ragazze e roba simile. Così, quando i cristiani li hanno obbligati a scegliere fra la morte e il battesimo, i nostri fedeli si sono fatti convertire senza fare una piega».
Proprio sul monte Olimpo in questi giorni è in corso un megasummit plenario fra le divinità minori di tutto il mondo, dal messicano Quetzalcoatl al celtico Belenos, dal fenicio Melqart all'egizio Osiride, per mettere a fuoco la situazione e individuare una strategia di rilancio. Molti degli intervenuti hanno additato nel politeismo il maggior elemento di debolezza: «I monoteismi si riconoscono in un unico dio-leader - sintetizza un battagliero Apollo -, noi siamo troppi, e per di più divisi e gelosi gli uni degli altri. Basti pensare a quel che succedeva qui da noi in Grecia: se un mortale adorava troppo Afrodite, Hera si ingelosiva, se si offendeva Poseidone, Ares gongolava. Io stesso sono stato rovinato dalla presunta rivalità fra me e Dioniso, una pura invenzione giornalistica che ha fatto danni incalcolabili specie in arte e letteratura. Insomma, il fanatico ha bisogno di certezze, se no si disorienta, deve fare una scelta ragionata, e quando comincia a ragionare addìo fanatismo». Un'analisi spietata che tuttavia incontra molte critiche, specie nella rappresentanza induista: «La nostra forza è proprio il pluralismo - afferma Ganesh -, noi in India contiamo migliaia di dei, eppure qualche fanatico assassino siamo riusciti ad arruolarlo, i Thugs della mia collega Kalì dove li mettete? L'importante è mostrarsi uniti nelle battaglie decisive, senza schiacciare le diverse identità sotto una leadership di comodo. E soprattutto, bisogna offrire agli integralisti un sogno, una prospettiva a lungo termine». Il solito paradiso con le odalische o con gli angioletti? «No, questa è la classica panzana elettorale. Noi dèi induisti, ad esempio, proponiamo la reincarnazione, un'alternativa più ragionevole ma anche spiritualmente stimolante, che, fra l'altro, sdrammatizza l'assassinio e il suicidio». E dire che proprio gli dei pagani hanno offerto ai monoteismi spunti di sicuro successo. «La storia delle belle fanciulle che accolgono gli eroi morti in guerra - puntualizza il vecchio Odino - l'abbiamo lanciata noi per primi, con le Walkirie. Purtroppo le ragazze del Walhalla avevano il look sbagliato. E poi non la davano via tanto facilmente».
(25 ottobre 2002)

Pubblicato il 7/9/2007 alle 16.29 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web